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Film | Claire Denis

|  Premio alla Carriera


Foto Claire Denis Potenti affreschi umani. Drammi privati, storie collettive, tocchi leggeri. Sullo sfondo di un mondo che cambia di continuo, in una perlustrazione del meticciato che scuote e affascina. Perché tra osservazione e narrazione, lo sguardo della macchina da presa si rivela al tempo stesso distaccato e partecipe. È questo il cinema di Claire Denis, regista amata e premiata a livello mondiale.

Oltre dieci lungometraggi, corti e documentari, importanti progetti collettivi (Ten Minutes Older: The Cello, 2002) fanno di Claire Denis una delle più importanti registe europee. Un cinema vitale e problematico il suo, sensoriale e complesso, sfuggente e sofisticato. Rappresentazione per immagini di passioni senza parole.

Il suo esordio artistico risale agli anni 80, quando dirige vari cortometraggi televisivi e lavora come assistente di Jim Jarmusch, Wim Wenders, Jacques Rivette e Costa-Gavras. L’opera prima è Chocolat (1988), rievocazione delle proprie esperienze di bambina cresciuta in Camerun, pellicola che unisce cultura europea e tradizioni africane.
Un cinema intenso, emozionante, che scava nel quotidiano e rapisce per la fluidità del racconto.

Nel 1990 arriva Al diavolo la morte (S’en fout la mort), storia dell’amicizia tra l’africano Dah e il martinicano Jocelyn. Emozioni che esplodono sullo sfondo di tensioni interraziali e conflitti familiari, temi costanti della sua poetica. Cinema che penetra sottopelle, in una esplorazione antropologica dei sentimenti tanto attuale quanto atemporale.

Nel 1994 Claire Denis viene premiata al Festival di Torino per U.S. Go Home, episodio della serie Tous les garçon et les filles de leur âge..., prodotta da ARTE. Nello stesso anno realizza J’ai pas sommeil, affresco urbano di tre personaggi alla deriva, esclusi dalla società ed immersi in una indifferenza assordante.

Una Marsiglia dura e dai forti colori mediterranei fa invece da sfondo a Nénette e Boni (1996), ritratto corale che scruta corpi e volti con morbida sensualità.

Dal romanzo di Herman Melville “Billy Budd” trae nel 1999 Beau travail, film che si distacca dai canoni classici del racconto per mettere in scena un dramma dell’anima, il rapporto di seduzione/repulsione tra due legionari francesi di stanza nel golfo di Djibouti. Altra trasposizione è l’adattamento da “L’intruso” di Jean-Luc Nancy: L’intrus (2004, in concorso alla Mostra di Venezia) è una riflessione su identità ed estraneità, un viaggio iniziatico alla ricerca di un passato doloroso, un thriller che naviga obliquo tra noir e cinema di ricerca (le citazioni ed il protagonista Michel Subar vanno a Il riflusso, unica regia dello sceneggiatore “maledetto” della Nouvelle Vague, Paul Gégauff).

Il richiamo ai generi era già presente in Trouble Every Day (2001, premiato al Festival di Cannes), horror riveduto e corretto, in cui il tema del cannibalismo si presta ad una riflessione sull’amore che “divora” anima e carni, su fantasmi che evocano disagi da dimenticare. È da qui che dopo Nénette e Boni ritorna anche la collaborazione con i Tindersticks, momento cruciale della sua produzione. In Vendredi soir (2003) è una passione improvvisa ad essere soggetto di esplorazione sconvolgente, in un fluire dilatato di primi piani, corpi e silenzi.

35 rhums (2008) è la pellicola più amata e applaudita alla Mostra di Venezia. Presentato fuori concorso, il film è una sorta di ritorno alle origini: la storia del forte legame tra padre e figlia dopo la morte della madre. Solitudini che riempiono vuoti, legami di sangue ai quali è difficile rinunciare, equilibri precari come quelli tra nord e sud del mondo. La realtà apre le sue porte e si pone dinanzi allo spettatore.

Ricordi d’infanzia ancora una volta evocati in White Material (2009), ispirato al romanzo di Doris Lessing “The Grass Is Singing” e in concorso a Venezia. Nella figura della coraggiosa e ostinata Maria (Isabelle Huppert), un universo in disfacimento, un Camerun lacerato dal potere post coloniale, una resistenza politica e personale che isola i corpi nello spazio di un’inquadratura. E li mette in comunione con la Natura.

35 rhums 35 rhums
35 Shots of Rum
Regia: Claire Denis
FRANCE, GERMANY, 2008, 105'
Vers: Francese, Tedesco - Sub:ITA
[8 Nov, 21.00 - Villa Medici]
[11 Nov, 18.30 - Palazzo delle Esposizioni (Cinema)]
[13 Nov, 21.00 - Villa Medici]


Lionel deve crescere da solo la figlia Joséphine, dopo che la moglie è morta in un incidente stradale. Nel corso degli anni Joséphine cresce e, man mano che diventa adulta, si affeziona sempre di più al padre: i due si prendono cura l'uno dell'altra come se il tempo non passasse mai. Un legame forte e intenso, scosso da un viaggio e da una necessaria fuga.


Nénette e Boni Nénette et Boni
Nénette e Boni
Regia: Claire Denis
FRANCE, 1996, 103', color
Vers: Francese - Sub:ITA
[10 Nov, 18.00 - Villa Medici]


Nénette and Boni sono fratelli, separati dal divorzio dei genitori. Loro madre, che stravedeva per Boni, è morta. Ora lui fa il pizzaiolo a Marsiglia, vive in uno strano tugurio e non ha buoni rapporti con gli altri. Un bel giorno nel suo rifugio arriva la sorella Nénette, scappata dal collegio dove il padre l'ha piazzata. C'è un problema che i due devono risolvere, ma i loro rapporti non sono affatto facili.


Vendredi soir Vendredi soir
Friday Night
Regia: Claire Denis
FRANCE, 2002, 90', color
Vers: Francese - Sub:ITA
[9 Nov, 21.00 - Villa Medici]


Parigi, novembre e dicembre 1995. La città è sprofondata nel caos a causa di uno sciopero. Laure sta per andare a convivere a casa del fidanzato François, un medico. Mentre è imbottigliata nel traffico, decide di dare un passaggio ad un autostoppista. Tra i due, si scatena subito una forte attrazione: i due finiranno per passare la notte insieme.






 

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