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Vivident Special Festival Award
Valentina Carnelutti
per la sua passione e per la lunga carriera che l'attende. Un'attrice a tutto tondo: intensa, capace di unire tragicità e commedia, satira e impegno, dinamismo e staticità interpretativa.
Vitale, solare, energica, ostinata. Valentina Carnelutti è uno dei volti più incisivi del nuovo cinema italiano.
Una carriera in ascesa, "non solo perché è una 'bad girl' da sempre. Perché parla correntemente francese, inglese, portoghese e spagnolo. Perché preferisce lavorare con i cineasti e i cortisti indipendenti (ultimo Giovanni Sinopoli in Hertz, esperimento sulla 'ipersensibilità dell'udito') e inventarsi impertinenti metodi di distribuzione.
O perché continua a alternare scena e schermo, invece di imbambolarsi nella prigione aurea del 'piccolo schermo'.
E perché ha soggiornato a lungo all'estero (e non solo, per due anni, a Città del Messico) lavorando, tra gli altri, con Angelopoulos, Ridley Scott, Soderbergh e Bollywood (Il fachiro di Venezia, nel 2008, per la regia di Anand Surapur) e in Italia con eretici che rischiano il rogo al cospetto 'del giudizio dell'audience' come Pau, Maselli, Orlando, Zanasi, Giordana, Maderna e Moroni...
O perché il suo sguardo incenerisce, la sua voce irretisce e il suo corpo crea geometrie da Anna Pavlova... E al recente festival di Sant'Arcangelo 2009, con il musicista afroamericano d'avanguardia Lawrence D. "Butch" Morris, è stata protagonista di un esperimento pascoliano transartistico e radicale come "Coro dei poeti""
(Roberto Silvestri).
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